lunedì 28 novembre 2005

Enrico è partito il 28 novembre 1909, imbarcandosi a Trieste per l'Argentina, senza avvisare quasi nessuno e dicendo alla madre che gli serviva un po' di denaro per un viaggio in Grecia, per coronare gli studi di filologia classica compiuti a Innsbruck e a Graz. Anche dopo la morte ormai lontana del padre, la sua famiglia, grazie ad alcuni mulini nel goriziano, aveva mantenuto una modesta agiatezza, e del resto i soldi erano l'unico viatico che sua madre fosse in grado di dargli.
Sua madre preferisce suo fratello, solo perché è più piccolo. Ma per entrambi, e anche per la sorella, è difficile baciare quel viso più agro che materno; c'è un mistero doloroso in quella piega dura sulla bocca, come in ogni cuore che ha difficoltà ad amare. E un'acre pena senza compassione, ma lì sul ponte, guardando la scia che si perde subito inghiottita dalla notte, Enrico decide di non pensare mai più a quel viso, al reciproco debito insoluto e ai disguidi che li hanno inceppati l'un l'altra. Quel pensiero si perde fra gli alberi della nave e le tenebre, si perde proprio per sempre, è strano com'è facile liberarsene senza ferita [...].



CLAUDIO MAGRIS Un altro mare, 1991


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