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martedì 25 aprile 2006



Finalmente il momento è arrivato.
La mia breve ma intensa esistenza sta per terminare.
19 anni, condannata alla sedia elettrica per omicidio.
Colpevole?
Colpevolissima. L'ho ammazzato e non sono pentita.
Perché l'ho ammazzato?
Semplicemente perché era un uomo che si era innamorato di me.
Gli uomini, ho iniziato ad odiarli da quando avevo tredici anni.
Non fraintendetemi, non sono lesbica.
Mi piace scopare con gli uomini ed il problema è che è
l'unica cosa che mi piace fare con loro.
Tredicenne ero già completamente formata ed ero pure bella.
Me ne accorgevo guardandomi allo specchio e non avevo nulla da
invidiare a certe attrici o modelle che vedevo sui giornali.
Mio padre non mi faceva però uscire di casa.
Lui è stato il primo uomo che ho odiato.
Mi controllava a tal punto che doveva persino accompagnarmi a scuola .
In classe tutti mi sembravano molto più piccoli di me eppure era
lì il solo luogo in cui non venissi controllata.
Durante la ricreazione  mi avvicinavo al cancello comunicante con
la scuola superiore e li scambiavo due parole con i ragazzi più grandi.
Mi rendevo perfettamente conto che erano interessati solo
al mio aspetto, ma ne ero contenta.
Mi piaceva che mi facessero dei complimenti,
anche se spesso non troppo eleganti.

Quando stavo sola nella mia stanza amavo spogliarmi e
stare a contemplare la mia immagine riflessa allo specchio,
magari accarezzandomi il seno e insinuando le mie dita tra le gambe.
Un giorno però dimenticai di chiudere a chiave la porta.
Mio fratello,di cinque anni più grande di me,
entrò senza che me ne accorgessi.

Lui fu il secondo uomo che odiai.
Me lo ritrovai addosso senza riuscire a fare in tempo a difendermi.
Uscendo dalla stanza mi disse che se avessi
detto qualcosa mi avrebbe ammazzato.

Subii i suoi abusi fino all’età di diciotto anni.
Fu arrestato per violenza carnale, denunciato da una ragazzina,
 nostra vicina di casa.

L'arresto di mio fratello provocò un

terremoto in casa e i miei si separarono.
Mia madre andò via e anche io decisi di andarmene.
Trovai un lavoro come cameriera e un piccolo appartamento
da dividere con una mia collega.

Finalmente respirai la libertà, la possibilità di vivere “normalmente”.
Nel locale venivo spesso avvicinata da diversi uomini,
attratti dalla mia avvenenza.

Con molti di loro ho trascorso fantastiche notti di sesso.
Mi piaceva essere libera di stare con chi volevo, mi piaceva quella
vita che si contrapponeva a quella da reclusa
costretta a soddisfare le voglie di mio fratello.

Tutto sembrava andare per il meglio fino a quando accadde che uno di
questi uomini iniziò a provare qualcosa per me e purtroppo si innamorò.
Non avevo mai calcolato di potermi trovare in una simile situazione.
Mi mandava regali in continuazione, era sempre nel locale.
Sentivo di essere nuovamente controllata.

Gli chiesi più volte, prima in maniera gentile,
 poi diventando anche sgradevole,

di smetterla,urlandogli talvolta che non ero affatto
interessata a creare un legame con qualcuno.

Ma non servì a nulla.
Non potevo tornare indietro. Nessun uomo poteva
avere il diritto di controllare la mia vita

Decisi allora, senza esitare, di ucciderlo.
Un giorno gli dissi di scusarmi per le volte precedenti,
che stavo passando un brutto periodo, ecc. ecc.

Accettai infine un invito a casa sua.
Nascosi un coltello,

il più appuntito che fossi riuscita a trovare, nella borsa.
Sarebbe venuto a prendermi al locale.
Mi portò a casa.
Li mi offrì da bere e rimanemmo a parlare per un po'.
Cercai di essere disinvolta quanto più potessi e ad un
certo punto decisi di fare io la prima mossa.

Cominciai a baciarlo.
Lui si lasciò subito trasportare e cominciò a spogliarmi.
Mi condusse nella sua camera senza rendersi conto che con me,
portavo la borsa che poggiai al lato del letto.
Fu una scopata eccezionale, me la sono goduta fino in fondo,
fino a quando lui si girò dall'altro lato e senza guardarmi disse:
“Rimani a vivere con me?”
Non volevo più sentire una parola.

Feci scivolare la mano dentro la borsa, 
afferrai il coltello e lo colpii con forza al petto
 mentre lui attendeva ancora la mia risposta.

Non so quante volte ancora affondai la lama.
Non ebbe in tempo di dire nulla.
Fu sicuramente il primo colpo ad essere mortale.

Nella fretta di rivestirmi, prendere le mie cose, fuggire,
ignorai il coltello, ancora piantato nello stomaco del mio “innamorato”.
Non ci misero molto a risalire a me;molta gente mi aveva vista salire
sulla sua auto e le impronte digitali hanno fatto il resto.
Processo, sentenza, ed eccomi qua,
gambe e braccia serrate con cinghie in pelle

al freddo metallo di questa sedia.
Ecco, questa è la mia breve ma intensa esistenza,
quella di una donna che amava gli uomini per il piacere che sapevano
dare al suo corpo ma odiava gli uomini che la volevano
imprigionare e tenerla solo per se stessi.



CLICK!





venerdì 17 febbraio 2006


Un mio racconto ...



 



Dal buio affiorano tutti i momenti più belli della mia vita, tutte le persone che ho amato.



E' dunque questo il passaggio tra la vita e la morte?



Sento il freddo dell'acqua che mi circonda e inizia ad entrare in bocca e nel naso.



Sento mille mani che cercano di afferrarmi, mai io gli scivolo sopra.



Sento che sto perdendo i sensi...



Un calore mi investe il viso, un calore familiare, come se ci fosse il sole a scaldarmi. Anche un rumore che distinguo benissimo... no, non è un rumore, è un suono bellissimo, quello delle onde del mare che si infrangono sugli scogli.



Un formicolio su tutto il corpo. Sono vivo, o è solo un illusione?



Ancora non ho aperto gli occhi, forse per la paura di vedere dove sono.



Qualche cosa di caldo si appoggia sulla mia guancia, una mano. Riesco a socchiudere gli occhi e vedo delle ombre indistinte davanti a me.



Piano piano riesco ad aprire meglio gli occhi e cerco di mettere a fuoco quello che ho davanti. Una donna, una donna bellissima. Ora la distinguo bene il suo viso: bianco, le labbra rossissime, i capelli scuri che controluce evidenziano dei bellissimi riflessi rossi. Mi colpiscono i suoi dolcissimi occhi azzurri che mi guardano rassicurandomi.



Lentamente riesco a prendere coscienza di quello che mi sta attorno: sono sdraiato sopra uno scoglio, vicino al mare, sento gli schizzi d'acqua sul corpo e la sensazione è gradevole.



La splendida continua a sorridermi senza ancora aver detto una parola. Ora distinguo anche il suo corpo: è inginocchiata al mio fianco e il suo seno è scoperto, un seno bellissimo.



Ora che l'immagine è molto chiara apprezzo ancora di più la sua bellezza, esaltata da due conchiglie azzurre che porta come orecchini e una collana di coralli. Un piccolo neo alla sinistra del mento rende il suo viso familiare, ma è una sensazione.



Cerco di sollevarmi per prendere una posizione più comoda. La ragazza mi aiuta prendendomi per le spalle. Ora sono seduto e riesco a vedere meglio tutto quello che mi circonda: il mare, il cielo, il sole, gli scogli, la ragazza.



I miei occhi inevitabilmente vanno a cercare la parte del suo corpo che fino a quel momento non avevo potuto vedere a causa della mia posizione.



Fui colto da una sensazione di orrore e il mio corpo si irrigidì come vidi quello che c'era sotto il suo busto: era un pesce, una coda di pesce!



Sentii un crampo allo stomaco, ero terrorizzato e lei si accorse del mio stato d'animo e vidi il suo viso rattristarsi.



“Non aver timore, non sono un mostro” mi disse con una voce calda,  molto bella e rassicurante.



“Sei una sirena, ma le sirene non esistono, sono frutto della fantasia” e mentre dicevo queste parole istintivamente mi allontanavo da lei.



Allora forse sono davvero morto, queste cose non esistono sulla Terra.



Lei mi prese una mano e mi sentii rassicurato, poi incominciò a parlare:



“Devi stare tranquillo, non sarei mai in grado di farti del male. Sono una sirena perché sono



vittima di una specie di incantesimo. Prima ero una donna come le altre. Ma anche a me capitò quello che è capitato a te: stavo annegando e qualcuno mi salvò, qualcuno che vive da sempre in fondo al mare. Dovevo scegliere, o morire o diventare una sirena”



Ascoltai il suo racconto incredulo. Stavo vivendo una favola, si perché queste cose le ho lette solo sui libri di storie fantastiche.



La sirena continuò a parlare:



“Questo incantesimo potrebbe non essere per sempre, potrebbe pure sciogliersi ad una particolare condizione”



Incominciai a sentire un'attrazione nei suoi confronti, sarà il suo aspetto familiare, o, come sapevo dalle favole, veramente le sirene riescono ad incantarti con la loro voce.



Non riuscivo a parlare affascinato dal suo racconto..



Continuò:



“Per sciogliere l'incantesimo devo trovare un uomo che provi un'attrazione per me nonostante il mio aspetto e quest'uomo deve baciarmi con passione e trasporto. Solo così potrei ritornare ad essere una donna”



Mentre pronunciava queste parole avvertii un velo di tristezza nei suoi bellissimi occhi. Era davvero bella e volevo aiutarla. Lei mi aveva salvato la vita, anche se non sapevo se quello che stavo vivendo era la realtà, un sogno oppure ero morto.



Avvicinai le mie labbra alla sua bocca. Ormai la paura era passata e provavo un'attrazione  vera per lei. Le nostre bocche si congiunsero, sapeva di buono, conoscevo il suo sapore.



Il baciò diventava sempre più appassionato e le lingue cominciarono a cercarsi sempre più avidamente.






Intorno a noi la luce diventava sempre più forte, tutto diventava sempre più indistinto.



Io cominciai ad accarezzarla sui fianchi, le baciai il seno.



Volevo fare l'amore con lei e istintivamente la mano andò a cercare le sue gambe.



Erano lisce e calde. L'incantesimo si era sciolto.



Lei mi guardò con riconoscenza, anche se nei suoi occhi azzurri rimaneva il velo di malinconia.



Le sue gambe si aprirono sotto il mio corpo.



Furono attimi di passione bellissimi. I nostri corpi sembrava si conoscessero da sempre.



Arrivammo insieme al culmine dell'estasi, ma proprio in quel momento successe una cosa stranissima.



Il cielo divento nero e il mare diventò minaccioso con le onde che si abbattevano con violenza sugli  scogli.



Era impossibile, il tempo non può cambiare così improvvisamente.



La sirena mi guardò come se sapesse cosa stava succedendo.



Ad un certo punto un rumore come uno schiocco sordo di un fulmine, ma molto più forte, arrivò dal mare.



Mi girai istintivamente per vedere cosa era stato. Anche dopo tutto quello che mi era capitato non credevo a quello che stava succedendo in mare.



Si era formato un vortice e dal centro stava emergendo un'imponente figura dalle sembianze umane, anche se sembrava che il suo corpo fosse composto d'acqua.



Incominciò a parlare diretto alla sirena:



“Lo sapevi che non dovevi farlo, ora sai cosa ti aspetta”



Non ci capivo più nulla, lei si girò verso di me e mi diede un bacio sulle labbra e disse:



“Grazie, non potevo terminare la mia esperienza da essere vivente senza provare quello che ho provato con te”



Ero sempre più confuso, mi girava la testa.



Il mare si ingrossò e un onda gigantesca colpì lo scoglio dove ci trovavamo. Persi l'equilibrio e mi aggrappai a lei. Sentii il la sua testa che mi scivolava tra le mani, poi un suono fortissimo e intermittente.



Nuovamente il buio.



Per un tempo che non so quantificare ci fu un silenzio totale.



Di nuovo il formicolio nel corpo, e piano piano ripresi a sentire dei rumori, delle voci:



“Si sta riprendendo! Fate largo! Fatelo respirare!”



Le ombre che avevo attorno presero forma.



Tantissime persone erano intorno a me.



“Te la sei vista brutta. Ti abbiamo ripescato appena in tempo. Ancora un poco e ci lasciavi le penne”



Ero stordito. Avevo le mani serrate a pugno. Cercai di rialzarmi per capire dove ero adesso.



C'erano una decina di persone intorno a me. Due avevano la tuta arancione.



Ero sempre sullo scoglio e vicino al mare che intravedevo tra le gambe della gente che incominciava ad allontanarsi.



“Ti abbiamo ripescato sotto lo scoglio, per tua fortuna eri privo di sensi, devi aver sbattuto la testa, anche se bernoccoli o ferite non ne abbiamo visto” disse uno degli uomini con la tuta arancione.



Ormai ero in me. Quindi ho sognato, stavo per morire annegato e ho sognato tutto.



Mi guardo intorno per capire esattamente dove ero.



Ero sugli scogli, sempre li.



La mia attenzione fu attirata da uno scoglio che emergeva dall'acqua. Mi alzai per vedere meglio.



Aveva una forma non consueta, sembrava la coda di un grosso pesce che usciva dall'acqua.



“La natura è bizzarra” disse una persona vicina a me che si accorse che guardavo lo strano scoglio.



“E' la “coda di sirena”. Così si chiama. Una leggenda dice che prima fosse appunto una bellissima sirena, trasformata in scoglio perché fece qualcosa che le sirene non devono fare: innamorarsi di un uomo”



Fui preso da un angoscia nel sentire queste parole.



Mi accorsi di avere ancora le mani serrate come se stringessi qualche cosa.



In effetti in una stringevo qualche cosa.



Sentii un tuffo al cuore quando vidi sul mio palmo un orecchino con una conchiglia azzurra.



Sogno, realtà, passaggio tra la vita e la morte, non importa, la sirena rimarrà sempre nel mio cuore e questa conchiglia azzurra rimarrà sempre con me.



Ed ogni anno ritornerò su questo scoglio per renderle omaggio e ricordare l'amore che ha saputo darmi in quegli istanti di splendida fantasia... o realtà.



 




Franco

martedì 22 novembre 2005

Dormo… e ti sogno…



Siamo in un bosco.



Tu bellissima come sempre, con un vestito corto tutto a fiori.




Piove a dirotto e tu sei felice, a te piace la pioggia.



Siamo fradici, mi avvicino per abbracciarti ma tu scappi.



Sparisci tra gli alberi e io cerco di inseguirti.



Sento la tua voce ma non ti vedo.



Cerco di capire da dove parli.



Poi appeso ad un ramo vedo il tuo vestito.



Che matta penso, mentre la tua voce mi chiama.



Il bosco è sempre più fitto.



I rami mi colpiscono il volto, e tu mi chiami.



All’improvviso non ci vedo più, qualcosa mi copre il volto.



Mi libero velocemente e con sorpresa mi trovo il tuo reggiseno tra le mani.




Ormai capisco che stai giocando.



Sento la tua voce dietro di me, ma non ci sei.



Mi chiami dall’alto, alzo la testa e vedo il tuo perizoma sventolare allegramente.



Adesso è buio vedo solo la sagoma dei rami e la pioggia che continua incessante.



Non ti vedo, non sento più la tua voce.



Rimango immobile non so come trovarti.



All’improvviso sento il tuo profumo, sei dietro di me.



Mi cingi da dietro e la tua mano scivola dentro i miei pantaloni.



Vorrei che continuassi, ma voglio vederti, mi volto per baciarti…




AAAAHHHHH Non sei tu… Un mostro orribile, aiuto!!!





Mi sveglio completamente sudato….



sabato 19 novembre 2005

Sangue… sento assolutamente il bisogno di sangue… devo bere del sangue





 





Perché sono diventato così? Lo so il perché… la mia stupidità, stupidità maschile.





Quel venerdì sera lo ricordo come se fosse adesso.





D’estate il fine settimana lo passo nella casetta che ho fuori città, dentro un bosco, così mi godo un po’ di fresco, ma quel venerdì notte iniziò a piovere.





La pioggia si trasformò in un violento temporale, come accade spesso ad agosto.




Mi avvicinai ai vetri della finestra per godermi lo spettacolo, i lampi, la pioggia, i tuoni.. l’atmosfera tra gli alberi era davvero sinistra..




Il vetro si appannava col mio fiato, mentre lo pulisco per l’ennesima volta con la mano… vedo una cosa che  si muove tra gli alberi, aspetto il prossimo lampo per essere sicuro di aver visto bene.



Ho visto bene, una figura umana, sembra una donna, vestita solo con una camicia da notte bianca e avanzava barcollando verso la mia casa.




Presi un ombrello e uscii di corsa per aiutarla.





La raggiunsi, era pallidissima, pareva stremata, era fradicia, la camicia da notte aderiva sul suo corpo e io non potei fare a meno di notare le sue forme..





Come avvertì la mia presenza mi guardo stralunata e cadde svenuta per terra.





Mollai l’ombrello e la presi in braccio per portarla il più presto possibile dentro  casa.




La distesi sul divano vicino al caminetto acceso, volevo sfilarle la camicia bagnata fradicia ma non lo feci per pudore perché oltre quello sotto non portava nulla.




Le asciugai il viso e i capelli, asciugai pure un rigolo di sangue che usciva dal bordo della bocca, e comunque il suo respiro pareva regolare.





Mi sedetti di fronte a lei aspettando che si svegliasse.





Invece fui io ad addormentarmi.





Mi svegliai di soprassalto e vidi che la ragazza non era più nel divano.





Quanto tempo sarà passato?





Controllai tutta la casa, la trovai nella mia camera, sul  mio letto addormentata.




Era completamente nuda, era bellissima.




Mi avvicinai per coprirla, ma lei si svegliò.



“Grazie per avermi ospitato” mi disse



“Non chiedermi cosa mi sia successo perché non ricordo nulla”



Io stavo in silenzio e la guardavo.



Mi piaceva la sua naturalezza nel parlarmi senza aver vergogna  della sua nudità.



“Avvicinati, perché non mi fai compagnia?”



Ero come se fossi stato ipnotizzato, tutto quello che facevo lo facevo come se fossi obbligato a farlo.



Mi sedetti accanto, lei si avvicinò e cominciò a baciarmi.



“E’ l’unico modo che ho per ringraziarti…” Mi sussurrò all’orecchio



Cominciò a togliermi i vestiti.



Ero eccitatissimo, ma era un’atmosfera strana… Lei era fredda, ma non ci badai sul momento.



Mi spogliò completamente e io mi sdraiai accanto a lei.



Continuò  a baciarmi ed accarezzarmi.



Ti voglio! Mi diceva.




Mi portai sopra di lei, le allargai le gambe per penetrarla.



Era strano,  non era eccitata e feci più fatica a entrare dentro di lei.



Lei continuava a baciarmi.



Fu un bellissimo amplesso e quando raggiunsi il massimo del piacere e lei mi baciava, sentii un calore fortissimo sul collo, come se mi stessero conficcando una lama.



Il piacere che provavo era però maggiore del dolore e così continuai a possederla…



Mi svegliai di soprassalto, ero ancora nudo, lei era sparita.



Mi portai la mano sul collo, dove sentivo un dolore fortissimo. La mano si sporcò di sangue.



Corsi in bagno, due fori, un morso….



Sangue… sento assolutamente il bisogno di sangue… devo bere del sangue



By Franco61







sabato 22 ottobre 2005

GHIGLIOTTINA


Non riesco a capire cosa ci faccio vestito in questo modo..


Due uomini vestiti in modo buffo, con abiti settecenteschi, mi tengono le braccia e mi trascinano attraverso due ali di gente che urla e inveisce contro di me.


Che cavolo sta succedendo? Mi sembra di essere un attore in un film in costume…


Ad un tratto capisco.


Davanti a me mi trovo inequivocabilmente un patibolo… con tanto di boia..


Tutti urlano contro di me in una lingua non mia… direi in francese…


Si… parlano in francese…


Ma che ci faccio io qui? Non ho fatto nulla!!! Cosa volete da me.?


Vengo sollevato a forza e portato vicino al boia. Questo mi acchiappa per i capelli e mi porta la testa nella gogna, serrando la parte superiore…


Un dolore al collo, mi manca il respiro…


Sento lo scricchiolio della lama che si solleva…. AIUTO!!!!


Qualcuno mi aiuti io non centro nulla con questo mondo.. non sono di questa epoca… AIUTATEMI!!!!


La folla urla sempre più eccitata… alla gente piace lo spettacolo della morte…


Un attimo con la coda dell’occhio vedo il boia che molla la corda………


AIUTOOOOO!!!!


Un dolore fortissimo sulla nuca….


Getto un urlo


……………………………………….


Sono nel letto… un sogno…. Ma il dolore alla nuca lo sento ancora….


A fianco a me  il quadro che tengo appeso alla testa del letto…..


Mi ha centrato in pieno….




Franco


venerdì 15 luglio 2005

L'APPARENZA


Era bello cenare in un ristorante in riva al mare, anche se l’umore non era dei migliori. Poco prima di uscire di casa avevo letto un'e-mail di risposta da una nota azienda che avevo contattato per un lavoro: avevo un curriculum molto interessante, ma non ero la persona che cercavano!

Ordinai una porzione di cozze alla marinara e raccontai alla mia ragazza della risposta per il posto di lavoro. Mi accorsi mi ascoltava distrattamente perché era interessata dalla coppia che sedeva nel tavolino accanto. Lei di 25 anni al massimo, bellissima. Lui di 50 minimo, insignificante, ben vestito. Subito Sabrina, la mia ragazza, li etichettò: "Vecchio-ricco con giovane-bella-mantenuta."

"E finiscila con i luoghi comuni" dissi con voce forse troppo alta. "Secondo te le donne cercano solo i soldi! Metti che lei sia sua figlia." Un bacio che si dettero immediatamente smentì subito la mia affermazione.

"Va bene" dissi io "non è la figlia, comunque potrebbero essere davvero innamorati."

La coppia finì di mangiare, si alzarono dal tavolo e lei passando davanti al nostro tavolo ci sorrise. Dopo un po’ finimmo di mangiare anche noi e chiedemmo il conto. "Il vostro conto è stato pagato dalla ragazza che sedeva vicino al vostro tavolo” ci disse il cameriere. “Mi ha pure chiesto di darle questo" disse porgendomi un cartoncino. Era un biglietto da visita:


 Paola Rossi

Amministratore Delegato

International spa.

Sul retro:

0234 252628. Ti aspetto per un colloquio.


giovedì 14 luglio 2005

Serial Killer



Oggi vi propongo un raccontino sul genere noir.
Spero di non essere stato troppo truculento
 




Carla sedeva impietrita sul suo letto dell’albergo, il sudore freddo come il ghiaccio le rigava la fronte, nei suoi occhi si leggeva chiara la paura, tra le mani serrate il giornale di oggi. Buttò giù la tisana che le avevano portato in camera assieme al quotidiano. La notizia che aveva appena letto era davvero terribile, "Ancora una aspirante attrice vittima del serial killer" e sotto la classica "la polizia brancola nel buio". Ma non lei. Lei aveva capito tutto ed aveva paura, parecchia paura. Conosceva le vittime ed il nesso che le univa: erano tutte legate in qualche modo al concorso "Un corpo per vendere" organizzato, diceva l’annuncio, per trovare una ragazza da utilizzare in uno spot televisivo. Lei le aveva incontrate quando era andata per il provino.

Tutte erano state uccise con qualcosa attinente alla bellezza. La prima era morta orribilmente dopo che si era passata una crema per il corpo, crema che era stata sostituita con un gel corrosivo ad azione ritardata dall’assassino. La seconda fulminata nella vasca dell’idromassaggio a causa di due fili elettrici abilmente messi a nudo e a contatto dell’acqua. La terza vittima era stata uccisa con un overdose di una sostanza usata nella liposuzione. Un’altra ragazza era stata trovata con i seni amputati e praticamente impalata. Quest’ultima invece è stata scalpata e con le unghie strappate. Tutte avevano risposto a quell’annuncio, come aveva risposto lei.

L’unica cosa da fare era di cercare aiuto e far capire che lei sarebbe stata una possibile vittima, ma si rese conto di non riuscire più a muoversi, di essere paralizzata.

La tisana…..


mercoledì 13 luglio 2005

Oggi inauguro una nuova voce "raccontini".
piccole fesserie scritte giusto per puro divertimento....
Il primo si intitola 



COLLOQUIO DI LAVORO

“Torno subito” era la scritta sulla porta dell’ufficio dove dovevo presentarmi per un colloquio di lavoro. Ok aspettiamo. Dopo un’attesa non tanto corta, arriva una bellissima donna! Non posso non farmi accorgere che sbircio le gambe bellissime esaltate da un indumento che più che una gonna pareva un pezzo di nastro adesivo per pacchi postali passato intorno ai fianchi... Bruna mediterranea, occhi nerissimi e labbra dipinte di rosso fuoco e carnose .

-“E’ qui per il colloquio?”.


Mi uscì un “si” che sembrava più un sibilo...


Non faccio a tempo ad entrare nell’ufficio che si avvicina, si scioglie i capelli e si attacca come una ventosa alla mia bocca, un bacio che farebbe resuscitare anche uno morto, pure da tempo. Non male come prima prova per il colloquio di lavoro. Si sedette davanti a me, sulla scrivania, allargando piano le gambe……


"Ragioniere, è pronto il rendiconto del mese?"...


CACCHIO, MI ERO ADDORMENTATO!!!!