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giovedì 19 maggio 2011


Il cartolibraio





Si sono scritti parecchi “stupidari” dedicati ad una miriade di categorie (studenti, professori, politici, medici, ecc..) ma penso che la categoria che consentirebbe di creare il più grande stupidario, praticamente una enciclopedia, sarebbero i clienti delle attività commerciali.

Qualcuno avrà sicuramente preparato una sua personale raccolta di perle e io (che lavoro in una cartolibreria) oggi ho avuto l’ispirazione per creare la mia.

Non sono tantissimi gli episodi che ricordo, forse l’ideale sarebbe annotarseli subito dopo che si son verificati, ma quelli rimasti in mente sono davvero divertenti.

L’ultima in ordine di tempo che è mi capitata è stato un distinto signore che chiedeva un refill per la sua preziosa penna “Parkinson”, naturalmente non ho fatto alcun commento e ho sistemato la sua penna Parker con il relativo refill nuovo.

In tema di penne tempo fa sempre un distinto signore (sono sempre i distinti che fanno le gaffe) e sempre richiedendo un refill, mi chiese il ricambio per la sua Duna a sfera. In realtà la penna era una Kona dell’Aurora.

Passiamo ai libri.

A volte vengono con dei foglietti con scritto quello che vogliono, e te li mostrano perché nemmeno loro credono in quello che hanno scritto (spesso perché hanno preso l’appunto al volo al cellulare). Su uno di questi foglietti ci stava scritto “Geografia 1 di 15” che tradotto diventa Il primo volume del corso di Geografia di Folco Quilici.

Una volta una signora, con fare circospetto, mi diede un foglietto con scritto “Mandrillo”. La guardo perplesso e un po' in imbarazzo, e lei mi dice: “Mio figlio ha chiesto per regalo un libro di questo autore”. Allora realizzo e capisco che vuole un libro del fumettista Mordillo.

Un tempo ci aiutava al banco un anziano signore, vecchio proprietario del negozio, purtroppo piuttosto sordo e non molto portato alla vendita dei libri. Una ragazza, durante il periodo scolastico, gli chiese se avevamo il “Diario di Anna Franck” e lui candidamente le rispose di no, ma le mostrò tutta una serie di diari scolastici che più andavano in voga. La ragazza se ne andò perplessa e il vecchio si arrabbiò pure “ma guarda un po', più hai da scegliere e meno ti decidi”.

Sempre al vecchio un giorno chiesero delle penne bic e lui domandò se le preferivano a righe od  a quadretti.

Durante il periodo scolastico viene assunto qualcuno per aiutare, di solito ragazzi che non hanno mai messo un piede in libreria. Un di questi si era trovato in difficoltà per una richiesta e venne da me per chiedere aiuto: “Mi hanno chiesto tubi per agendine, ne abbiamo?”.

Non conoscendo l’esistenza di un simile oggetto vado a chiedere al cliente cosa cercava e in effetti la sua richiesta era ben diversa “Tu vipera gentile” il romanzo di Maria Bellonci, che, forse pronunciato velocemente, si era appunto trasformato in “tubi per agendine”.

Ma la volta che ho riso davvero, e mi son dovuto nascondere perché non riuscivo a trattenermi, è stato un giorno che, in periodo natalizio, una signora chiese al proprietario del negozio un qualche cosa per avvolgere un vaso di fiori. Lui, con convinzione e con il negozio pieno di gente, propose: “lo avvolga con la carta igienica!” La signora, un po' imbarazzata gli rispose “vabbè che il vaso non è bellissimo... ma addirittura la carta igienica!”. In realtà voleva dire “carta crespa” ma la scena fu davvero di una comicità notevole, risi per tre giorni.

Giusto per concludere posso ricordare i “notes blokes” o le “buste a palloncino” ma anche la “carta increspata” o le “buste che si chiudono senza leccare”.

Devo dire che ci si diverte dietro ad un banco.




sabato 29 gennaio 2011

BUONA LA PRIMA!




Era strano stare in mezzo al fango, col sangue che scorreva dal petto e la pioggia che si mescolava con esso, quasi a formare del vino sporco per terra. Non si stava male, a dire il vero, in quel torpore tanto naturale... da sembrare vero.

Mi presento, mi chiamo Hugh e adesso non mi posso muovere perché se lo faccio potreste sentire delle urla, quindi non mi resta che pensare, non mi resta che ricordare.

Ricordare per esempio la serata di ieri. Stavo al bar da solo, un bar pieno di uomini puzzolenti e proprio per questo motivo quando varcò la porta non ho potuto fare a meno di notarla.

Alta, bionda, elegante, profumata e sopratutto bella

Ho un certo successo con le donne (modestamente) e quindi dopo un gioco di sguardi mi sono avvicinato e le ho offerto da bere.

Abbiamo passato due orette a parlare prima che, senza remore, le dissi che volevo fare l'amore con lei.

Non ha battuto ciglio e anzi mi ha subito risposto:

“Cavolo! Di solito me lo chiedono dopo dieci minuti, in genere mi fermano solo per portarmi a letto, non certo per parlare, tu hai realizzato un record, sicuramente perché sei un timidone”

E si, con l'emancipazione femminile ormai i lunghi corteggiamenti non hanno più senso.

Vabbè, sono alla vecchia maniera, abbozzo un sorriso e riformulo la mia richiesta.

“No, rimaniamo qui a parlare, anche io sono all'antica”

Ci guardiamo e scoppiamo in una sonora risata e continuano a chiacchierare mentre azzanniamo un panino accompagnato da una bella birra.

Forse se mi avesse visto nella situazione in cui mi trovo ora sarebbe stata più arrendevole, ma non certo per compassione.

Durante la nostra chiacchierata ho scoperto che fa la scrittrice, chissà se riuscirò prima o poi a leggere qualche cosa di suo.

Basta pensare, il fango mi sta entrando ovunque e quest'acqua che viene dall'alto non facilita la situazione.

Non posso muovermi e incominciano a venirmi i brividi di freddo.

“STOP!!! Buona la prima!!!”

Finalmente mi posso muovere, e qualcuno dice che fare l'attore è un mestiere semplice.

“Hugh, sei stato bravissimo, non è necessario girarne altre”

Sai che m'importa, anche se si doveva fare un'altra volta, avrei mandato la controfigura tra la melma e gli spruzzi d'acqua.

Adesso una bella doccia, Ciao ragazzi e sopratutto... ciao bionda!




lunedì 24 gennaio 2011


L'ANTIFURTO



2:00 di notte, L'allarme della mia macchina ha iniziato a suonare.

Che fare? Avrò lasciato aperto il finestrino?

Fuori impazza la bufera, piove e la temperatura si approssima ai zero gradi.

Tra un poco smette e riprendo a dormire.

Non smette.

Sento una finestra del palazzo difronte sollevarsi rumorosamente.

“A zozzo e fai tacere il tuo barattolo!!!”

Barattolo? La mia macchina? Speriamo che non abbia sentito altrimenti si offende e domani si rifiuta di mettere in moto.

Ecco.... ha smesso finalmente e anche la serranda dell'energumeno si è abbassata.

2:30 Nooooo ha ripreso a suonare.

Mi scopro di scatto per alzarmi e vengo abbracciato dal freddo pungente della stanza (riscaldamento spento per risparmiare).

Metto il giubbotto sopra il pigiama, prendo le chiavi della macchina e di corsa esco di casa, mentre la mia macchina continua ad ululare.

Arrivo nel cortile mentre si alza nuovamente la serranda dell'energumeno.

“A zozzo!!! Domani devo andare a lavorareeee, se non la spegni entro subito, scendo e ti lego il pon pon della ciccia attorno al collooooo”

No, non mi può rovinare la ciccia regalata dalla mia fidanzata.

Punto deciso il telecomando verso la macchina.... e nulla!!! anzi sembra che urli ancora di più!!!!

Batterie scariche... cazzo! Che faccio?

L'auto urla e si alza un'altra serranda.

“A frocioooooooo, devo dormireeeeeeeeee”

Do un colpo sul cofano... leggero e naturalmente non c'è nessun calo di suono che diventa insostenibile anche per me.

“Dagli una martellataaaaaaaaaaa, anzi se continua scendo io a dargliela e darne una pure a te!”

Che fare che fare che fare..... Le doppie chiavi!

Volo per andare a prendere il telecomando di riserva maledicendo il progresso che ha permesso di abolire le vecchie e care chiavi che in questi casi funzionavano alla grande.

Faccio velocissimamente le scale per arrivare al secondo piano dove si trova il mio appartamento.

Nooooooooo la porta si è chiusa e io non ho preso le chiavi. Accidenti, ma che giorno (anzi notte) è oggi che va tutto storto?

Che fare che fare che fare.....

Devo tornare in cortile e decidere come affrontare il problema per risolverlo.

Rieccomi in cortile, le finestre con le serrande alzate si sono moltiplicate ed in ognuna c'è affacciato un energumeno che mi minaccia le cose più atroci se non riesco a far tacere l'automobile.

Notavo oltretutto che gli energumeni affacciati, chi con in mano un coltello, chi un cappio, chi un martello, sembrano tutti uguali.

Incomincio ad avere le visioni.

Ok affrontiamo il problema, devo aprire in qualche modo la macchina e farla tacere. Senza chiavi ormai non posso che spaccare il cristallo dello sportello. Ma come?

Per un attimo la sfortuna mi abbandona e vedo un bel mattone che fa giusto al mio caso. Raccolto il mattone mi appresto a colpire lo sportello... una, due, tre, quattro volte... Nulla!

Lo lancio! Mi allontano di un paio di passi e vai!

Centrato! Centrato si, ma il mattone rimbalza e come una scena che seguo al rallentatore, guardo il mattone che volteggia e che dolcemente (per modo di dire) va a schiantarsi sul cofano del suv parcheggiato a fianco.

“A Strazozzo hai centrato la mia macchinaaaaaaaa, ti strozzooooo”

Scappo, non posso fare altro. Gli energumeni sono spariti dalle finestre e non credo siano andati a dormire...

Si si scappo. Incomincio a correre, correre il più veloce possibile, ma dietro sento urla, insulti. Saranno dieci, cento, tutti uguali, l'energumeno all'ennesima potenza.

Corro, ma loro sono più veloci, e tra un po mi raggiungeranno.

Intanto nonostante sia sempre più lontano, il suono dell'allarme lo sento sempre più forte, sempre più forte...... “Marcooooooooooo, ma non la senti la sveglia?????”

Oddio! E' lunedì



mercoledì 29 dicembre 2010


Vita





Non capisco perché mi trovo in un posto sconosciuto, e come mai non riesco a ricordare come ci sono arrivato.

Il posto è molto bello, una grande spiaggia selvaggia dove sembra che non ci abbia messo piede mai nessuno.

Non ricordo cosa facevo ieri, è una situazione che mi angoscia.

Cosa faccio?

L'unica cosa che mi viene in mente è camminare, forse incontrò altre persone che sapranno spiegarmi dove sono.

La spiaggia è più grande di quello che sembrava, cammino già da un'ora e mi sembra di essere fermo sempre allo stesso punto.

Fermo! Un riflesso lontano, un bagliore.

Allungo il passo.

Ecco, mi avvicino e finalmente riesco a scorgere qualcosa, sembra una figura umana.

Mi avvicino ancora.

E' una bambina!

Una bambina vestita di bianco, coi capelli biondi trattenuti da un fermaglio di metallo lucido, che rifletteva la luce di un sole stranamente luminoso, e scriveva su un quaderno, forse un diario, ma sembrava un libro con una copertina importante.

La bambina nonostante la mia presenza non alzò la testa e continuò a scrivere.

“Ciao, cosa fai qui?” chiesi

“Scrivo, per te” mi rispose “e ho quasi finito”

“Scrivi per me?” dissi sorpreso.

“Si” disse alzando gli occhi azzurri “ e ora ho finito, adesso puoi leggerlo e quando lo finirai puoi salire là” e mi indicò qualcosa verso il mare.

Un veliero, ma come mai non l'avevo visto prima?

Si avvicinava lentamente verso riva, era enorme e tutto bianco.

“Tieni” disse la bambina porgendomi il libro.

Lo presi tra le mani, sembrava un libro vecchio, con la copertina consumata, ma dove si leggeva bene il titolo:

IL MIO NOME!

Ma come è possibile? Cosa sta succedendo?

“Leggilo” disse la bimba sorridendo.

Incominciai a leggere e tutto quello che c'era scritto era per me familiare, era la mia storia.

Riuscivo a leggere velocemente perché conoscevo quello che raccontava, e tutte le scene le rivivevo come dei flashback.

Arrivai velocemente alla fine, ed era l'unica parte che non ricordavo...

Richiusi il libro ancora più angosciato.

La bimba mi guardava e sorrideva.

Poi sentii una voce che urlava il mio nome. La voce veniva dal veliero che ormai si era avvicinato alla spiaggia.

“Ora devi andare, ti aspettano” disse la bambina.

Ormai non mi usciva una sillaba di bocca e l'unica cosa sensata che in quel momento potessi fare era andare verso il veliero.

Prima di salire mi girai verso la bimba.

“Come ti chiami?”

Mi sorrise ancora e rispose: “Vita!”

Una volta a bordo mi resi subito conto che il veliero era pieno di altre persone: uomini e donne, dai diversi lineamenti e colore della pelle.

Una cosa pero' avevano in comune tra di loro e con me.

Tutti avevamo in mano un libro con il rispettivo nome sulla copertina.



©Franco Limbardi