Sentimenti visibili
Vicinanza leggera
Chioma delle carezze
Senza ombre né dubbi
Dai gli occhi a quel che vedono
Visti da quel che guardano.
Fiducia di cristallo
Tra due specchi
Ti si perdono gli occhi della notte
Per unir desiderio e risveglio
Desiderio
A volte il sogno
diventa un desiderio senza controllo
e senza freno facciamo delle cose
che la realtà non ci consente di realizzare.
A volte il pensiero
ci porta a fantasticare e immaginare
delle cose che vorremo fare,
che desideriamo, ma non realizziamo
A volte nel sogno si realizza
quello che col pensiero
si desidera
La bettola più cupa sa rivestire il vino
d'un lusso da miracolo, e nell'oro
del suo rosso vapore
fa sorgere una fiaba di colonne,
come un tramonto acceso nella bruma.
L'oppio ingrandisce ciò che non ha fine,
l'illimitato estende,
il tempo fa più cavo, più profondo il piacere,
e di nere, di cupe voluttà
l'anima sa colmare a dismisura.
Ma più veleno stillano i tuoi occhi,
i tuoi verdi occhi,
laghi dove si specchia e capovolto
trema il mio cuore, amari abissi dove
a frotte si dissetano i miei sogni.
Più tremendo prodigio è la saliva
con cui m'intacchi l'anima e l'affondi
senza rimorsi nell'oblio, e languente
a filo di vertigine la spingi
alle rive dei morti!
BAUDELAIRE
La cosa che si disponeva a fare consisteva nell'incominciare
un diario.
Ciò non era illegale (nulla era illegale, poiché non
c'erano più leggi); ma se comunque fosse
stato scoperto, non c'era dubbio che sarebbe stato
condannato a morte, o a venticinque anni almeno
di lavori forzati.
Winston infilò un pennino nella cannuccia e lo
succhiò, come s'usa,
per facilitare la presa dell'inchiostro. La penna era uno strumento
antiquato, che si adoperava assai di rado, perfino
per le firme importanti, e lui se n'era procurata
una di nascosto e non senza difficoltà, solo perché
sentiva che quei bei fogli color crema meritavano
che ci si scrivesse sopra con un vero pennino, anziché
d'essere grattati con una delle solite matite
a inchiostro. Veramente non aveva l'abitudine di scrivere a mano.
Con l'eccezione di qualche breve appunto, di solito
dettava ogni cosa al dittografo, un apparecchio
che registrava e trascriveva tutto ciò che si diceva
in un microfono, e che era assurdo pensar di adoperare
nella presente circostanza.
Intinse la penna nel calamaio e quindi esitò un istante.
Ebbe un tremito fin nelle budella.
Segnare la carta sarebbe stato l'atto decisivo.
Con certe piccole goffe cifre, scrisse:
«4 aprile 1984».
GEORGE ORWELL 1984, 1949
Se a lungo sono stato solitario,
Ah! Una notte ti vorrei rivedere.
Buca l’oblio, figlia del piacere,
Abbandona il sudario
Sei tu, d’un viso un tempo troppo amato,
Lo spettro consolante?
E questo fumo, la luce sfolgorante
Che un tempo m’ha abbagliato?
Il tuo pallore, il tuo merletto tetro,
Il ballo, la stanchezza che ci allaccia,
Un corpo mi si piega fra le braccia,
Ritorno indietro …
PAUL JEAN TOULET